Per loro fu l'istante di un'ultima tenerezza, ma per l'universo quel bacio sarebbe durato infiniti eoni.
mercoledì 29 settembre 2021
L'amore ai tempi del buco nero
Per loro fu l'istante di un'ultima tenerezza, ma per l'universo quel bacio sarebbe durato infiniti eoni.
mercoledì 15 settembre 2021
Cronopasticci 1940
mercoledì 8 settembre 2021
La grande piaga nel cosmo
mercoledì 25 agosto 2021
Giungemmo: è il Fine
Alexandros, signore di mille miliardi di galassie, contemplava dalla nave ammiraglia il pianetino appena occupato dalle sue truppe.
«Generale Gigas, qual è il prossimo mondo da conquistare?»
«In verità, mio glorioso signore, questo era l’ultimo...»
«L’ultimo? Vuol dire che...?»
«Avete sottomesso ogni singolo pianeta di ogni singola galassia di questo universo.»
Quel giorno Alexandros scoprì che i sogni muoiono nell'esatto momento in cui si realizzano.
Ispirato alla poesia "Alexandros" di Giovanni Pascoli.
mercoledì 11 agosto 2021
Orgoglio e pentimento
mercoledì 28 luglio 2021
Gremlin
mercoledì 14 luglio 2021
Aquarium
«Un esemplare così non l'hai mai visto… viene dal pianeta Eridani VII e mi è costato una fortuna, ma credo che valga tutti i soldi che ho speso!»
Ero abituato alle stranezze di Sanjay, ma stavolta sobbalzai inorridito. Dall'altra parte del vetro i miei occhi incrociarono le iridi vispe e piene di intelligenza di una creatura umanoide, dalle mani palmate e il corpo terminante in una coda di pesce.
E mi tornò alla mente una parola dell'antica mitologia terrestre, perfetta per descrivere un siffatto essere: «Sirena...»
mercoledì 30 giugno 2021
Otto miliardi di anni
Su quel globo desolato gli oceani erano evaporati e la vita si era ormai estinta. La stella attorno a cui il pianeta orbitava era divenuta una gigante rossa e da un momento all'altro avrebbe avuto il suo ultimo sussulto, espellendo nel cosmo gli strati gassosi esterni e dando vita a una sfavillante nebulosa.
L'androide XTH-1813 si sistemò meglio gli speciali occhiali da sole sugli occhi sintetici e si preparò allo spettacolo. Nulla al mondo gli avrebbe impedito di vedere la morte del Sole direttamente dalla prima fila.
mercoledì 16 giugno 2021
Effetti collaterali
sabato 5 giugno 2021
La condanna: parte 4
Il centauro calvo giace riverso nel proprio sangue sull’asfalto. Dalla voragine aperta sul lato destro del cranio colano pezzi d’osso, meninge e materia cerebrale.
I suoi occhi spalancati mi ricordano quelli di Trisha, benché siano castani e non verdi. Incredibile come occhi di persone diverse, magari di colori diversi, si assomiglino tutti nella morte. Così come si assomigliano i loro cervelli, le loro ossa, la loro carne martoriata dalla mano dell’assassino.
Fracassargli la scatola cranica mi ha dato un piacere che non provavo da tanto, da… da quando ho ammazzato Trisha e Sharon, direi. Solo che stavolta si è aggiunto un ulteriore dettaglio perverso: ho ancora meno cose da perdere. Io sono un puro spirito, il corpo che manovro è di un altro. Se sarò arrestato, la condanna colpirà Ramirez, non me. Se sarò assalito dai compari dell’ucciso, morirà Ramirez, non io.
Nella via deserta risuona il plic! plic! del sangue che cola dal tubo che ancora stringo in mano, almeno finché non è sommerso dall’ennesimo urlo della puta che era in compagnia del thug boy ap-pena ammazzato. Se ha un grammo di cervello, sarà andata a chiamare rinforzi.
Not bad! Io resto qui, non vado da nessuna parte. Mandatemi contro tutti i tipi armati che volete! Risponderò loro per le rime, e quando avranno ridotto questo mio corpo a una poltiglia irriconoscibile andrò alla ricerca di un altro ospite da possedere.
Neo-Roma è piena di menti deboli. E io sto iniziando a scoprire come servirmene.
mercoledì 2 giugno 2021
Traffico
sabato 29 maggio 2021
La condanna: parte 3
sabato 22 maggio 2021
La condanna: parte 2
mercoledì 19 maggio 2021
Carambola cosmica
sabato 15 maggio 2021
La condanna: parte 1
La
sala è illuminato a giorno, così tanto che la luce quasi mi ferisce.
La
sedia che occupo è la mia prigione. Cinghie di synthleath mi bloccano i polsi e
le caviglie su quel trono maledetto. In nome della decenza mi hanno concesso
almeno un paio di mutandoni neri, ma per il resto sono nudo.
L’uomo
di fronte a me è il mio carnefice. Indossa la divisa dei pris-doc ed è giovane,
non avrà più di trent’anni. Eppure nel suo sguardo non vedo traccia di vita. E’
come se avesse due biglie traslucide nei bulbi oculari. Deve aver inflitto lo
svanimento a così tanti condannati da essere diventato una sorta di tristo
mietitore in uniforme.
Sul
lato destro del petto c'è un tesserino: DR. GUSTAF GENELME.
«Convict
PO-0949-2364»
Alfredo.
Il mio nome è Alfredo. Non sono una stringa di lettere e numeri a caso.
«Lei
è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Trisha Ricciardi e di Sharon
Todisco»
Abbasso
le palpebre. I loro volti mi fissano sorridenti, come se non fosse successo
nulla. Il collo della mia darling è ancora intatto, né i capelli di mia moglie
sono imbrattati di sangue e di cervella. Chissà se hanno avuto la forza di
perdonarmi, nell’istante in cui spezzavo le loro vite.
«Il
suo caso mi ha sorpreso molto» continua il dottore. «Insomma, lei è un
lett-prof, non il genere di persona da cui ci si aspetta un omicidio così
brutal» Lo sento sospirare. «Perché ha scelto di non avvalersi di un avvocato
difensore?»
Da
parte mia, silenzio.
«Perché
non si è nemmeno difeso da solo?» è l’inevitabile domanda successiva.
Di
nuovo, silenzio.
«Oh
well, sapeva a cosa andava incontro» conclude il mio interlocutore. «Le hanno
già disattivato l’impianto neurocell nell’encefalo, quindi… let’s go con la
condanna!»
Apro
gli occhi.
Due
cam-drones dalla forma sferica mi fluttuano attorno.
«Immagino
sappia in cosa consiste il vanishing», continua il boia, mentre si china su di
me per sistemarmi il laccio emostatico. «Ogni particella del suo corpo perderà
la propria massa e si ridurrà a una semplice radiazione. Resterà cosciente, ma
sarà intangibile. Ovviamente non posso escludere che prima o poi il debole
legame che unisce le sue particelle si sfaldi. Però sappia che la sua condanna
sarà un ottimo esempio. Nulla scoraggia il crimine meglio del timore di una
punizione atroce. Da qui a dieci anni vedranno in questa forma di esecuzione
una conquista del progresso»
Con
lo sguardo seguo i movimenti delle sue dita, il picchiettio sul vetro della
siringa per favorire la salita delle bollicine, poi la punta metallica che
penetra nella carne. Lo stantuffo avanza e il liquido blu si sposta dalla
siringa al mio corpo. È freddo.
Un
secondo. Due. Tre. Nessuna reazione.
Dieci
secondi. Uno sgradevole formicolio si dipana dalla zona della puntura giù lungo
l’avambraccio, e su fino alla spalla.
Venti
secondi. Il formicolio ha raggiunto le dita. Il braccio è scosso da uno spasmo
improvviso. I tendini e le vene premono sotto la pelle leggermente sudata.
Trenta
secondi. Il gelo della soluzione che mi hanno iniettato si sta tramutando in
calore.
Quaranta
secondi. Stavolta caccio fuori un urlo seguito dall’imprecazione più blasphy
che mi suggerisca l’istinto. Il braccio arde dall’interno, eppure ho
l’impressione che la pelle si stia facendo più pallida. Il reticolo delle vene
bluastre si fa sempre più evidente.
Sessanta
secondi. Il mio braccio sembra fatto di vetro, adesso, e così i muscoli, le
ossa, le cartilagini. Là dove dovrebbe esserci un intero arto vedo solo un
intrico di filamenti scuri che mi fanno tornare alla mente certi video
didattici della scuola sul sistema circolatorio.
«I
vasi sanguigni sono gli ultimi a sparire», mi dice il dottore. «Insieme agli
organi interni. Guardi, se non ci crede.»
Solo
allora provo il desiderio di vedere cosa sta succedendo al resto del mio corpo.
Guardo il mio ventre: anche lì pelle e muscoli trasparenti, ma sotto il
labirinto di capillari pulsa il groviglio rivoltante degli intestini. Le mie
viscere! In bella mostra per il pubblico ludibrio! Soffoco a stento un conato
di vomito.
D’istinto
provo ad aggrapparmi ai braccioli, ma ormai non ho più consistenza e mi sento
sprofondare nella materia di cui è fatta la sedia. Come se di colpo mi trovassi
seduto sopra le sabbie mobili.
Il
volto del dottor Genelme va sempre più up e io sempre più down. Quando gli
occhi arrivano all’altezza del sedile provo persino a urlare, ma dalla mia
bocca non esce alcun suono. E se anche uscisse, cosa potrebbero fare per
aiutarmi?
Per
qualche istante si fa tutto buio. La luce rispunta quando la mia testa è ormai
al di sotto della sedia e l’ultima cosa che sento è il commento di Genelme:
«Ormai è svanito. Bene, next one!»
Adesso
sto sprofondando nel pavimento. La discesa è più rapida, forse perché le mie
molecole hanno ancora meno massa a fare da ostacolo. E quando l’avranno persa
tutta, what happens? Continuerò a scendere more ‘n’ more down, fino al centro
della Terra e ancora oltre? O cesserò di essere cosciente prima che ciò accada,
disgregato dalle forze fisiche? Forse sarebbe una benedizione, se l’esistenza
che mi attende è quella di uno spettro incorporeo che guarda gli altri vivere.
And
yet un’altra considerazione attraversa la mia mente: sto per sperimentare una
condizione ignota agli uomini, a parte quei pochi sfortunati condannati come me
al vanishing. Cosa potrei vedere? Cosa potrei scoprire? Quali possibilità mi
aprirebbe trascendere la natura umana?
Con
questo pensiero fisso nella mente mi protendo verso l’alto. Il dolore è ormai
svanito e il mio corpo, per quanto privo di massa, continua a rispondermi come
ha sempre fatto.
mercoledì 5 maggio 2021
Metempsicosi.exe
mercoledì 21 aprile 2021
I mari di Heridanos V
mercoledì 7 aprile 2021
Il leviatano
mercoledì 24 marzo 2021
AAA Vendesi
sabato 13 marzo 2021
La prospettiva di Gaia
Ho percepito tutto questo, e nient’altro, per lunghi eoni. Nella mia lunga danza planetaria attorno al centro di gravità del nostro sistema ero in compagnia di altri mondi e di rocce più piccole; eppure nessuno di loro era come me.
E intanto i fulmini continuavano a percorrere la mia atmosfera, cadendo sulla terra e sui mari. Nelle acque aleggiava il prodotto di quelle collisioni, la brodaglia frutto delle reazioni fisiche e chimiche.
Ho desiderato a lungo porre fine alla mia solitudine, e alla fine ciò è accaduto. La mia essenza vitale era troppa perché la contenessi tutta: è sgusciata in quelle pozze d’acqua neonate, dove le fertili molecole ristagnavano in attesa di ricevere la vita.
I semi della mia anima hanno attecchito così facilmente!
E allora sono rimasta a contemplare la moltiplicazione di quella vita. Man mano la materia si autoplasmava in forme sempre più complesse. Ho lasciato che sciamassero sopra di me colonizzando i mari e poi le terre emerse, i cieli, le grotte, i ghiacciai.
Come potrei esprimere la bellezza di quel processo di diversificazione in una miriade di forme? E tutto ciò era tanto più bello quanto più serrata e accanita si faceva la lotta per la sopravvivenza. Dall’alto della mia lunga vecchiaia mi domandavo come potessero simili esserini così fragili spendere tante energie per perpetrare la propria progenie. Fino a che punto erano consapevoli di condannarla a ripetere la stessa esistenza breve e grama?
A un certo punto, sono arrivati i parassiti bipedi. Non è stata una cosa improvvisa, così come nulla è stato davvero improvviso nella mia lunga vita.
Inizialmente non erano diversi da qualsiasi altra creatura avesse visto la luce su di me. Sciamarono sulla mia pelle, innocue come tutti coloro che le avevano precedute. Anzi, devo ammettere che il loro cammino mi venne presto a noia: era interessante vederli impegnarsi e penare, penare, penare per sopravvivere come ogni altra specie; ma quando per loro divenne troppo facile prendere il sopravvento sulle altre creature e valicare i limiti che la natura aveva loro imposto, non ci fu più gusto.
Li sottovalutai anche allora. E mi sbagliai. Dapprima piccole punture, poi divennero fitte di dolore. Provai per la prima volta una sensazione che avevo visto miliardi di volte sui volti delle piccole creature che popolavano il mio corpo, ma che non avevo mai sperimentato. I parassiti perforarono la mia pelle, riversarono le proprie sozzure nelle mie vene, mescolarono veleni al mio fiato.
Sopportai, e sopporto ancora. D’altronde un’entità grande e grossa come me non deve abbassarsi al livello di simili omuncoli, vero?
Di tanto in tanto, gli spasmi sono così forti che devo contorcermi, eruttare il mio dolore, e allora qualche migliaio di quei parassiti muore; ma poi torna la calma, e mi illudo che possano capire quanto preziosa sia la loro vita, ma immancabilmente ripetono gli stessi errori.
Ho visto una lunga esistenza. Sono un piccolo, vecchio mondo sconquassato. Esisto perché so di esistere. Da tempo immemore.
Ma per quanto ancora?